large_e5vq0hztquculn2fk80qd2gskfc

SNOWDEN – Oliver Stone

large_e5vq0hztquculn2fk80qd2gskfc

Se avete visto il preziosissimo documentario Premio Oscar Citizen Four (2014,  Laura Poltras), sapete già quasi tutto su Edward Snowden.
Edward Joseph Snowden è stato fino al 2013 tecnico della CIA e collaboratore esterno dell’NSA, enfant prodige di informatica, spionaggio e controspionaggio al soldo del governo americano. Venuto a conoscenza dei minuziosi e sistematici programmi di sorveglianza di massa attuati dalle istituzioni, sfugge al sistema e rivela tutti i dati e le informazioni ai mezzi di informazione.
brody-oliver-stone-snowden-1200Per Snowden, portare tutto alla luce servirà ad “informare il pubblico su ciò che viene fatto in loro nome e quello che è fatto contro di loro”, per il governo degli U.S.A. si tratta invece di furto di proprietà e altri reati gravissimi.
Snowden fugge ad Hong Kong, poi in Russia, dove ottiene asilo politico e dove ancora oggi, trentatreenne, risiede.
Chi meglio del regista Oliver Stone, maniacale chirurgo di fatti, misfatti, zone d’ombra e complotti made in U.S.A., poteva trasferire le gesta di Snowden da forma documentaristica a fiction?
E chi meglio di Joseph Gordon-Levitt, con quell’aria da astutissimo nerd, poteva incarnare l’uomo che, neanche trentenne, ha prima conquistato e poi messo in ginocchio le più importanti agenzie governative del mondo?
Dall’addestramento militare all’ascesa informatica, ripercorrendo le tappe della precoce e destabilizzante carriera di Snowden, in Snowden Stone racconta con agilità e freschezza cinematografica (alla faccia di chi lo etichettava come bollito) l’hacker che da eroe della patria diventa Cavallo di Troia dei governi G. W. Bush e Obama.
1f60f416-5164-11e6-ba91-9b331c0ddad9_1280x720Nella progressiva riflessione su potere, libertà e Grandi Fratelli, l’affezione per l’ambiguo protagonista cresce, così come la sensazione di un accerchiamento, un invischiamento in meccanismi enormi e asfissianti, una spada di Damocle maturata in un percorso irreversibile: le fobie cospirative si fanno strada, mentre osserviamo la vita privata di Snowden soccombere al cospetto della carriera e dei diktat governativi.
Il fascino intrinseco ai puri fatti di cronaca fa il lavoro più grosso, ma la confezione di Stone ed entourage – soprattutto il montaggio di Alex Marquez e Lee Percy – lo trasforma in una scorribanda palpitante all’interno delle viscere del controverso sistema di sicurezza U.S.A..
Ed è sorprendente anche il lavoro di mimesi vocale e gestuale effettuato da Gordon-Levitt, probabilmente svezzato una volta per tutte rispetto al giardinetto cult-hipster in cui era nato e cresciuto.
A ricco contorno la promettentissima Shailene Woodley (vista in Divergent ma anche nell’interessantissimo White Bird In A Blizzard di Araki), Zachary Quinto, Rhys Ifans, Melissa Leo e l’immarcescibile Nicolas Cage.
Quella di Snowden è una storia da sapere, il film di Stone un modo efficace per conoscerla nel modo più cinematografico possibile, magari in una double-feature sospettosissima con Il Quinto Potere (Bill Condon, 2013). E farsi venire, inevitabilmente, una tonnellata di paranoie.

7/10

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *