Silence Poster

SILENCE – Martin Scorsese

Silence Poster

Ci sono viaggi cinematografici tortuosi, impervi e disseminati di ostacoli, come escursioni di montagna nel perenne equilibrio tra la fatica del “mentre” e la gratificazione del “poi”. Missioni estenuanti ma che riconciliano al sè, premio riservato solo ai pochi che hanno la lucidità e la determinazione di portarle a termine.
Silence, epopea religiosa di Martin Scorsese, corrisponde alla descrizione e si innesta con forza nella lista dei film più dolorosi, sfaccettati e spirituali dell’anno (dilatato) appena concluso.
-1A tre anni dal precedente Wolf Of Wall Street, l’iconico regista cambia registro, tempi, modi e cornici, adattando il maestoso romanzo a tema religioso Silenzio dello scrittore giapponese Shûsaku Endô.
Il contesto è quello del Giappone del diciassettesimo secolo, dove il Cristianesimo è al bando e i suoi seguaci stanati, perseguitati e uccisi brutalmente. L’elemento scatenante, la scomparsa su suolo giapponese del noto e stimato sacerdote e mentore Ferreira (Liam Neeson) e la pericolosa missione di due giovani preti gesuiti (Andrew Garfield e Adam Driver) per ritrovarlo e, nel contempo, fortificare i precari cuori dei cristiani rintanati negli sperduti villaggi dell’isola.
Il lunghissimo (anche in termini di minutaggio) percorso di Silence trascina i due giovani protagonisti in un ambiente povero e inospitale, li mette di fronte alla fede incrollabile di uomini e donne tormentati a causa della loro fede, alle sadiche, cicliche torture degli squadroni punitivi capitanati dallo spietato inquisitore Inoue (Issei Ogata).
silence-600x300Vivendo e muovendosi nell’ombra, i due preti si separano, ripercorrendo il cammino di Ferreira, apprendendo i pericoli a cui sono esposti loro e i locali, mentre dentro di essi gli interrogativi sulla fede e le sue declinazioni si ammucchiano come i corpi straziati delle vittime dell’ennesima, sanguinaria guerra santa.
E’ in particolare attraverso gli occhi, la lunga prigionia e i deliri di padre Rodrigues (un Garfield maestosamente trasfigurato) che Scorsese teorizza il concetto di fede, di sacrificio e di abiura, alzando progressivamente l’asticella della sofferenza fino alle soglie del calvario. Sia per il personaggio, sia per chi lo segue dalle (s)comode poltrone del cinema. Più defilato c’è Adam Driver, contraltare instabile di un credo troppo ingombrante, tuona il suo vocione che si perderà malamente in sede di doppiaggio.
Dribblando quasi tutte le morali, per un bene (o un male) superiore, Silence non spiega il dolore, non lo giustifica né ne rivela l’ipotetica superfluità. Lo dipinge e trasforma lo schermo in un inesorabile specchio, coinvolgendoci tutti nell’ineluttabile conseguenza della riflessione su corpo e anima e sulle cicatrici di entrambi nella difesa del proprio credo.
Silence è un tormento sacro, lento e spigoloso, un dramma nel senso più assoluto del termine, la tortura sulla pellicola è la tortura alle convinzioni di chi guarda. Una messa afona che riesce nello scopo più grande: stritolare il cuore di chi crede, di chi non crede e di chi non ha mai/ancora deciso.

8,5/10

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