Overlord

OVERLORD – Julius Avery

Overlord
I colpi di fulmine sono così per definizione, imprevedibili e non pianificabili, che possono capitare quando, dove e come meno ti aspetti.
Nella vita poi di solito si va incontro a notti insonni, inappetenza e se tutto va bene un letto di Procuste, ma nel cinema rimane solo sorpresa e un godimento cubitale quando un film ti prende e ti stende.
Per me, per gli amanti delle visioni di mezzanotte e per l’autunno 2018, tutto questo è Overlord, azione bellica sporca, maleducata e violenta che, con un occhio e un tributo al cinema d’exploitation anni settanta, ma miglior budget, ci porta dal punto A (la piena guerriglia della seconda guerra mondiale) al punto B (un delirante Re-Animator in salsa kraut) con una scorribanda che infrange pressoché tutte le regole stradali.

Schermata 2018-11-05 alle 18.43.34Il conducente è il poco noto regista Julius Avery, ma i meccanici perfetti sono lo sceneggiatore Billy Ray (Captain Phillips, Shooter, così come il futuro reboot di Terminator) e ovviamente il produttore J.J. Abrams, l’uomo capace di dare la giusta importanza e il giusto budget ad un film in cui regnano sovrani il caos e la violenza, siano essi di natura umana in una trincea o di natura non-morta e soprannaturale nei meandri di un laboratorio di scienziati pazzi.

Overlord comincia come film di guerra, con la missione suicida di alcuni soldati inglesi su territorio francese, la demolizione di un’antenna attraverso cui i nazisti intercettano gli spostamenti aerei degli alleati.
Il militare senza macchia Boyce (Jovan Adepo, Barriere) e la sua truppa la raggiungono attraversando un villaggio di civili e “adottando” la bella Chloe (Mathilde Ollivier), subendo prima le angherie di un sadico caporale tedesco e poi le conseguenze di un misterioso piano del nemico, che sottoterra sta coltivando una cura per rendere immortale l’armata del Reich.

Schermata 2018-11-05 alle 18.43.46La chiameremo neo-exploitation, un film ispirato in temi e crudezza dal cinema di genere anni settanta, ma con la cura visiva e gli effetti di un prodotto da multisala. Se a quei tempi le storie “b” sulla crudeltà nazista si erano addirittura meritate un neologismo (la “nazisploitation”), anche i riarrangiamenti recenti di Dead Snow (2009, di Tommy Wirkola) e Frankenstein’s Army (2013, Richard Raaphorst).
Due film di mostri e svastiche, piccolini e feroci, che vedono in Overlord una maestosa chiusura della trilogia: anzi, il film di Avery trova forse una volta per tutte il dosaggio ideale tra azione blockbuster ed efferatezza da filmacci dei 70s. Ma non solo, è anche una strizzata d’occhio al body horror di dieci anni dopo , con effetti visivi realistici, stomachevoli e mai succubi del vedo-non vedo.

Overlord diventa così la guilty pleasure dell’autunno, il film perfetto per i popcorn al caramello, per chi al cinema di fioretto preferisce quello di sciabola, ma con qualità.
Nessuna morale, nessun messaggio, nessuna retorica: se trovate qualcuno che ne trova (sigh), diffidate.
Un cult sudicio, libero e liberatorio.

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