don chisciotte poster

L’UOMO CHE UCCISE DON CHISCIOTTE – Terry Gilliam

don chisciotte poster

Pensate ad un progetto cinematografico nato nel 1998, passato attraverso otto tentativi di produzione falliti, compreso un caso di riprese avviate e poi interrotte per incidenti, problemi finanziari e addirittura un’alluvione che si portò via gran parte dei set.
Mancano solo le cavallette, per il resto il “development hell” di L’Uomo Che Uccise Don Chisciotte di Terry Gilliam ha visto letteralmente ogni tipo di calamità.
l'uomo che uccise don chisciotte 1
E basterebbe questo, in fondo, per empatizzare con una vera e propria missione cinematografica, non dissimile da quella del suo celebre ispiratore letterario in termini di bizzarria, sfortuna ma anche caparbietà.
Il 2018 rimarrà nella storia anche per essere l’anno in cui, finalmente, gli sforzi creativi e produttivi riescono a dare vita a L’Uomo Che Uccise Don Chisciotte, che passa in maggio da Cannes ed ora nei nostri cinema.

Va così in scena l’epica e fantasiosa avventura, liberissimamente ispirata a Cervantes e ambientata nel presente, in cui un anziano convinto di essere Don Chisciotte (Jonathan Pryce concretizza il ruolo precedentemente assegnato a Robert Duvall, Michael Palin e John Hurt) scambia per Sancho Panza il giovane regista Toby (Adam Driver) trascinandolo in un’avventura che ricalca la determinata missione del cavaliere, fusione immaginifica di più piani, l’oggi e il sedicesimo secolo, personaggi di realtà e fantasia, l’entourage materiale e quello onirico dei due.

L'Uomo Che Uccise Don Chisciotte 2
Il risultato, al netto di qualche binario morto perlopiù a causa del travaglio di scrittura e produzione, è stupefacente: L’Uomo Che Uccise Don Chisciotte è Gilliam all’ennesima potenza, fantasioso e ironico (a partire dai titoli di testa, preannunciati da un esilarante “after 25 years of making and unmaking”), coloratissimo e con scenografie strombazzanti.
Commovente un po’ per la genesi un po’ per il cuore che autore e interpreti ci mettono, con la sensazione che siano tutti consapevoli di essere alle prese con un oggetto fragile, maltrattato ed una storia traumatizzata.
Ed è difficile spartire il cuore tra l’ingenuo e patetico “Don Chisciotte” ed il convertito guascone Toby, anche perché sia Pryce che Adam sono stupendi, con la lancetta che forse premia, per versatilità, il secondo.
L’Uomo Che Uccise Don Chisciotte potrebbe essere un incubo per i fan del cinema minimalista e meditativo, ma è indubbio il trascinante entusiasmo che trasmette, insieme a qualche immagine di grande poesia, su tutte un protagonista tornato coi piedi per terra, umiliato e “finalmente” consapevole, che si rammenda mestamente la calzamaglia.
Come un amico di vecchia data, un po’ tanto chiacchierone, l’atteso film di Gilliam ti riempie di racconti e di capovolgimenti tutta sera, forse ti lascia poco spazio per decantare o dire la tua, ma alla fine ti lascia con una bella serata e qualche bel messaggio o aneddoto da rivenderti.
Omaggiando letteratura, cinema, l’arte del sogno, le vie di fuga e i conti in sospeso. Non poco.

3,5 pizze su 5