l'uomo sul treno poster

L’UOMO SUL TRENO – J. Collet-Serra

l'uomo sul treno poster

Se esiste un dogma nel cinema moderno, è quello che dice che non bisogna fare incazzare Liam Neeson.
Non importa quale lavoro faccia, dove si trovi e quale sia il torto subito: lui vi troverà e ve la farà pagare con gli interessi.
In realtà nel thriller d’azione L’Uomo Sul Treno, diretto dal promettente talento catalano Jaume Collet-Serra (Paradise Beach), è il placido pendolare Michael ad essere avvicinato sul treno per Cold Spring e pagato con gli interessi da una bella donna del mistero (Vera Farmiga) per identificare nel tragitto un passeggero, che ha nella propria borsa un oggetto di inestimabile valore.
Quella che sulle prime sembra un’intrigante, psicoanalitica caccia al tesoro diventa fermata dopo fermata un sanguinario ricatto; mentre il capolinea si avvicina inesorabile, Michael sarà costretto a mettere sottosopra ogni vagone per scoprire chi lo ha incastrato nel gioco mortale e, soprattutto, perché.

l'uomo sul treno 1

Il quarto atto del sodalizio Neeson/Collet-Serra (originale: The Cummuter, ovvero il pendolare), dopo Unknown, Non-Stop e Run All Night, ci regala tutte le conferme ipotizzabili prima della visione.
Prima di tutto, che l’attore nordirlandese è l’uomo giusto e perfetto per le storie di botte, brividi e vendette caciarone, in cui le sofferenze patite per conto terzi si traducono prima in un malinconico ed amareggiato occhio a fessura e, successivamente, in una scarica di randellate sul grugno del malvivente di turno.
Poi, che il filmmaker di Barcellona è una solida garanzia di sana tensione dinamitardata, quella su cui si basa il 99% della produzione di quei film che vedete in seconda serata su qualsivoglia canale.
L’Uomo Sul Treno non è altro che questo, ma svolge bene la sua funzione: quella di rappresentare l’azione scorrevole e sfacciata di film che Harrison Ford non ha più voglia di fare e  Steven Segal non può più fare; dove la trama si sa, i colpi di scena pure, e la morale di stalloniana memoria è sempre la stessa, la supremazia della nobiltà d’animo rispetto alla furfanteria.
Lo sfondo del pendolarismo (per chi l’ha vissuto, assai più angosciante di rapine e omicidi) accompagna un divertente trastullo “enigmistico”, qua e là colpevolmente diluito, ma capace di non traballare.
Non è un caso che un quartetto di tutto rispetto – oltre ai già citati Neeson e Farmiga fanno presenza Sam Neill e Patrick Wilson – si presti generosamente alla causa.

6/10

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