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LIFE – Daniel Espinosa

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– Recensione a cura di Flavia Ferrucci –

L’equipaggio della Stazione Spaziale Internazionale si trova di fronte alla scoperta più importante della storia dell’umanità: l’analisi di una serie di campioni estratti da Marte ha rivelato l’esistenza di vita extra-terrestre. L’entusiasmo iniziale è travolgente: al piccolo organismo marziano viene anche dato un nome, Calvin.  I festeggiamenti, però, dureranno poco. Quest’organismo alieno si rivelerà ostile, inarrestabile ed estremamente intelligente, seminando terrore a bordo della ISS, come da miglior tradizione fanta-horror.
t_1478103471424_name_lifetrailergrabvidÈ proprio a quella tradizione che i due sceneggiatori del film rendono un esplicito omaggio. Già autori di Deadpool e Zombieland, Rhett Reese e Paul Wernick continuano a dimostrare un amore e una conoscenza profonda dei film di genere, ma questa volta abbandonano il tono ironico e dissacrante che li contraddistingue.
Life è un sincero, appassionato e curatissimo tributo ai fanta-horror, Alien in primis, che lascia ben poco spazio all’umorismo.  In realtà, di quell’ironia facile di cui molto abbondano i blockbuster recenti, qui non c’è necessità. Life promette il terrore nello spazio, ed è questo che regala al pubblico, in maniera impeccabile.
La vera forza del film sta nella regia di Daniel Espinosa che, dopo una serie di film non riusciti, dimostra di aver trovato la propria dimensione, e lo fa da subito, in quei 7 minuti di piano sequenza iniziali che illustrano l’interno della ISS attraverso movimenti di macchina sontuosi e una perfetta coreografia degli attori – sempre e rigorosamente in assenza di gravità.
LIFE-Official-Trailer-1La tensione si tiene altissima per tutto il film, sostenuta da una regia attenta da un lato, e da un un buon cast dall’altro, in cui spicca un Jake Gyllenhaal che continua ad esplorare la tristezza umana, in perfetta sintonia con il tono angosciante del film.
Forte anche di un’ottima fotografia e di una colonna sonora invasiva al punto giusto, Life fa il suo dovere, non vuole mai essere più di quello che è (tranne che in alcuni punti deboli dove la sceneggiatura prova a scavare in profondità, ma non riesce), ma intrattiene dal primo all’ultimo minuto, con una suspense serrata, tensione alle stelle e la giusta dose di gore.  Non rivoluzionerà il genere, ma non si vive di soli capolavori, e c’è una certa necessità di blockbuster di puro intrattenimento come questo.

Flavia Ferrucci

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