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LALALAND – Damien Chazelle

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Sebastian (Ryan Gosling) è un pianista jazz mezzo fallito, Mia (Emma Stone) un’aspirante attrice mezza disillusa. Quando i due giovani si incontrano nel fermento di una Los Angeles un po’ senza tempo, eccoli diventare uno splendido intero che, a passo di danza, alimenta sogni, speranze e sentimenti reciproci.
Ma il successo è anche un ostacolo, Seb e Mia scopriranno che non basta prendere tutte le note giuste per conciliare amore, fama e vita.
lalaland gosling stoneDamien Chazelle, 32enne regista già consacrato dall’indie-batteristico Whiplash (2014), sfida la dura legge del musical e porta sullo schermo LaLaLand, ibrido nostalgico e contemporaneo che rinfresca e tributa il Minnelli di Un Americano A Parigi (1951) con sapienti accorgimenti stilistici e narrativi in pieno stile duemila.
Vincitore di sette Golden Globes e sicuro protagonista degli imminenti Oscar, LaLaLand è senza dubbio un must-see ed uno dei film migliori del 2016, sebbene non il capolavoro abbagliante e totalizzante che, consultando il suo curriculum vitae, ci si potrebbe aspettare.
Gli ingredienti “grezzi” sono tutti di prima scelta: da una regia iper creativa ad un montaggio strabiliante (quest’ultimo ad opera di Tom Cross, già con Chazelle in Whiplash), passando per brani musicali incisivi come la fischiettabilissima City Of Stars, arrivando ovviamente alle performances di Gosling e della Stone.
lalaland goslingLa (abusata) “chimica” fra i due è evidente e se la Stone ruba più occhio, titoli e premi (è sua la Coppa Volpi dell’ultimo festival di Venezia), è lo spettro emotivo di Gosling a sorprendere davvero. Dalla vis umoristica da pura comedy al ben più consolidato muso lungo, ogni sua espressione è qualcosa di incandescente.
Paradossalmente, la perfezione di LaLaLand si concretizza ed esaurisce nei toni più leggeri e spensierati della prima metà della pellicola, mentre più incombe l’inevitabile (e comunque affascinante) romance, più la scrittura di Chazelle sembra meno fluida e torrenziale, maggiormente legata ai paletti del genere e del target delle infinite platee.
Il finale, tentacolare, tradisce un poco la stupenda assenza di calcoli propria del regista e chiude un ottimo, ma “dibattibile”, filmone.  Che soddisfa forse più i due estremi (i golosoni da musical e i neofiti del genere) rispetto alla classe media.

8/10

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