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KUBO E LA SPADA MAGICA – Travis Knight

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Lo studio statunitense Laika Entertainment è diventato, film dopo film, la più accreditata “insidia” al dualismo Disney Pixar – Dreamworks nell’ambito dell’animazione cinematografica.
Fin dall’esordio condiviso (La Sposa Cadavere, nel 2005, con Tim Burton Productions) e quello solitario (il meraviglioso ed inquietante Coraline E La Porta Magica, 2009), era evidente il potenziale narrativo e tecnico dello studio di Portland, soprattutto nell’ambito dell’animazione in stop-motion.
Kubo E La Spada Magica, prima regia del “Laikiano” di lungo corso Travis Knight, è proprio insieme a Coraline l’apogeo, sottoforma di una favola toccante ed avvincente sulla crescita.
kubo-e-la-spada-magica-monkey-wpcf_400x225Quella del giovane protagonista Kubo, perseguitato da spiriti malvagi che distruggono il suo villaggio ed uccidono sua madre. Scampato per magia e miracolo dal furioso attacco, Kubo scappa e intraprende un lungo cammino alla ricerca dell’armatura che fu del suo eroico e defunto padre: quella corazza è la salvezza, l’unica speranza per difendere la sua vita e quella della sua gente.
Con Kubo, una scontrosa scimmia combattente ed un pavido e smemorato guerriero, trio bizzarro verso l’ignoto, mentre ombre in qualche modo familiari incombono ed avvolgono i ricordi del ragazzo.
Non definirei stimolante la sinossi di Kubo E La Spada Magica, che sembra attenersi ai cliché dei racconti animati magico-formativi, ma basta immergersi pochissimi minuti nel film per perdersi irrimediabilmente ed essere trasportati dalla corrente: un gioiellino, scorrevole e senza soste, scritto ed immaginato con tanta precisione e tanto sentimento da Marc Haimes e dal veterano Chris Butler, che surclassa i pur buoni, precedenti Paranorman e Boxtrolls.
kubo-and-the-two-strings-laika-01Ad inchiodare alla poltrona è soprattutto l’avvolgente e sinistra atmosfera, un ossimoro fatato ed inquietante, perché la lezione pedagogica di Knight non rinuncia a qualche pagina nera e macabra.
La stop-motion di Kubo è strabiliante, ma la cornice tecnica non è un vanto, piuttosto un supporto alla storia. Una storia ancestrale di raggiungimento della maturità, di distacco e ricongiungimento alla famiglia, dove la magia è veicolata da un espediente di rara poesia: lo shamisen incantato di Kubo che dà vita ai suoi origami, fa brillare gli occhi.
Le spalle sagge (Scimmia, con la voce originale di Charlize Theron) e comiche (Beetle, Matthew McConaughey) funzionano perfettamente ed accompagnano Kubo nel viaggio.
Una traversata di spade e spiriti in cui è impossibile arrivare a destinazione – un finale maestoso e metafisico – senza il cuore spalancato e gli occhi lucidi.

8/10

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