bridge_of_spies_ver3

IL PONTE DELLE SPIE – Steven Spielberg

bridge_of_spies_ver3

A tre anni di distanza dal biopic Lincoln, Steven Spielberg torna ad attingere dalla Storia americana: il periodo è quello degli anni 60 e della Guerra Fredda, l’eroe di turno è l’avvocato James Donovan (Tom Hanks), incaricato di difendere in tribunale Rudolf Abel, una spia sovietica arrestata pochi giorni prima a Brooklyn.
In un periodo di acutissima rivalità fra USA ed URSS, prendere le parti di un russo equivale quasi ad offendere il proprio paese, ma il governo statunitense vuole mostrare al mondo che l’America riconoscerebbe i diritti fondamentali anche al peggior topo di fogna.
Bridge of spiesVallo a dire a Donovan, guardato torvo dagli americanissimi vicini di casa, sull’americanissimo autobus e minacciato di americanissima morte.
La possibilità di riscatto arriva dalla CIA, che esorta Donovan a negoziare un delicatissimo e tortuoso scambio di prigionieri: Abel sarà consegnato ai russi solo in cambio di Powers, pilota di un aereo-spia americano precipitato su territorio sovietico.
In un trionfo di patriottismo, etica ed epica politica, Il Ponte Delle Spie riesuma una storia vera, trasformata in sceneggiatura nientemeno che dai Fratelli Coen (più Matt Charman).
Con qualche piccola modifica pro patria e alcune superflue scorribande propagandistiche, ma anche tanti lati interessanti: a partire proprio dai fatti di cronaca, che ben riassumono il teso e scacchistico clima politico della “cold war”, fatto più di spionaggio e piccole manovre mimetiche che di grandi azioni governative.
64237La manovra dell’avvocato Donovan permette a Tom Hanks di mettere in gioco tutto il suo catalogo di esperto e metodico attore: i suoi assi non sono molti, ma sono perfetti. La bontà e la risolutezza di un uomo tutto d’un pezzo, pedina che prende coscienza e iniziativa con l’astuzia e la lungimiranza del self made man a stelle e strisce. Specchia la sua onorabilità in Mark Rylance (L’Altra Donna Del Re), empatico e indecifrabile nemico.
La storia parte piano, rischia di arenarsi nel film da tribunale ma poi decolla insieme al suo protagonista (alla volta di Berlino Est) con una regia sapiente, a dimostrazione che il sessantanovenne Spielberg è ancora lontano da pensione, bocce e briscola.
Del resto Il Ponte Delle Spie è come si annuncia: denso, intenso, godibile e orgogliosamente americano; da che cinema è cinema, il dramma politico made in USA non può essere altrimenti, nel bene e nel male.
Anzi, ringraziate lo zampino dei Coen, che disseminano il film – lunghetto, quasi 2 ore emmezza – di lines (nel senso di battute, non di pannolini) e personaggi sopra le righe, come a tendere la mano a quella fetta di pubblico stufa del corto circuito pettinato e buonista.
Perfetto per tutta la famiglia, ma non aspettatevi il coup de théatre. E non usatelo come libro di Storia.

7,5/10

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *