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GHOSTBUSTERS – Paul Feig

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Avete presente quei discussi rilanci di film cult, che sembrano un blasfemo affronto al passato ma che poi si rivelano delle belle e rinfrescanti sorprese? Ecco, Ghostbusters (2016) non rientra nella categoria.Il reboot al femminile delle avventure degli Acchiappafantasmi (serie multi-media nata 32 anni fa dal glorioso triangolo Reitman-Aykroyd-Ramis) mantiene in pieno le promesse di flop altisonante.
ghostbusters-iii-998x524Paul Feig (Spy) co-scrive e dirige la terza avventura cinematografica dei Ghostbusters, che diventano donne e moderne, pur con le stesse premesse e vicende del film di Ivan Reitman.
Su Manhattan incombe la minaccia di un misterioso, viscido personaggio che sembra avere il potere di sguinzagliare ed incattivire presenze spettrali; spetta alla professoressa Erin Gilbert (Kristen Wiig) e alle sue ipertecnologiche compagne di squadra l’ingrato compito di contenere e combattere la minaccia, nella morsa di spiriti malevoli, diffidenza pubblica ed un’eredità pesantissima.
Le signorine acchiappafantasmi diventano le vigilanti di New York City in tutone, improbabili aggeggi ed un carro funebre convertito a “mezzo di servizio”, attraverso un racconto che ricalca il passato e cerca in tutti i modi di riproporre le peculiarità narrative e i momenti di culto dei predecessori.
Ghostbusters finisce però ben presto alla deriva, affossato da alcune scelte che non pagano, ed altre che non appagano.
La declinazione femminea dei protagonisti, che aveva portato critiche massicce e aprioristiche ad intasare il web, diviene una resa dei conti impietosa: il quartetto stenta, si appiattisce e a volte irrita, fatta eccezione per la verve di Kate McKinnon (figlia del Saturday Night Live) e del suo personaggio, l’eccentrica scienziata Holtzmann.
ghostbusters-pic-4Gag e battute mediocri vengono espulse nel vuoto cosmico, mentre prende progressivamente corpo l'(abbastanza ovvia) ipotesi che i Ghostbusters funzionino effettivamente solo al maschile, proprio come Bridget Jones non funzionerebbe se la interpretasse Bruce Willis.
E’ oltremodo beffardo che l’unico personaggio divertente ed elettrizzante sia proprio un ometto, l’inatteso Chris Hemsworth; il suo Kevin, segretario stralunato, è irresistibile.
Il resto? Scontati ed insipidi camei dei vecchi eroi, orgia CGI, effetto nostalgia che non scatta mai, fan hardcore inevitabilmente indispettiti.
Ghostbusters si esaurisce come un cerino soffocato, non rendendo giustizia alla religione che professa, perdendo la scommessa nonostante (o per colpa de) l’ardita scelta di partenza: del resto si sa, lanciarsi nella gabbia dei leoni non è coraggio, solo incoscienza.

4,5/10

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