final potrait poster italiano

FINAL PORTRAIT: L’ARTE DI ESSERE AMICI – Stanley Tucci

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Il candidato Oscar Stanley Tucci scrive e dirige un affascinante biopic “selettivo” del pittore e scultore svizzero Alberto Giacometti.
Final Portrait – L’Arte Di Essere Amici piomba negli ultimi anni di vita dell’artista, intepretato da un Geoffrey Rush ruggente, nello specifico in quella trentina di giorni necessari per ultimare il ritratto dello scrittore ed amico James Lord (Armie Hammer).
Tucci adatta proprio le memorie di Lord, che si presta a posare per Giacometti scoprendone le manie più recondite e gli aspetti più contradditori ed eternamente insoddisfatti.
Il lavoro di un pomeriggio si dilata all’inverosimile, dimostrando a Lord che ogni genio convive con un’eterna sofferenza.
Il burbero, adultero Giacometti è caos ambulante che crea e distrugge, accumula denaro che non usa e maltratta tutti, compreso se stesso.
Nonostante l’incostanza del pittore, il modello ne resta affascinato in modo magnetico, dando come output un’amicizia statica e duratura.

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Un rapporto che Final Portrait rendiconta in modo accattivante, simpatizzando con audacia per l’artista sregolato e “desideroso di essere perfettamente insoddisfatto”.
Rush e il sempre più abile Hammer sono come la mentos nella coca cola e ravvivano gli adorabili (ma ripetitivi) sviluppi.
Senza retorica dell’arte e dei suoi dazi, Tucci trova la quadra alla sua quinta regia, tributando l’amato Giacometti con realismo, senza revisionismi e grande amore per un uomo ed artista eternamente conflittuale.
La bonaria ira del protagonista si riassume, in una delle battute più belle della storia recente, nella dichiarazione di sfiducia nei confronti delle banche, perché “non sono uno svizzero, sono uno svizzero italiano”.

7/10

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