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CTRL+Z – Margherita Giusti Hazon

Immergersi nei lavori artistici di persone conosciute è complicato. “Giudicarli”, ancora di più.
Primo, ho ancora lo scotto dell’improbabile cover band metal di mio cugino, che a fine live mi chiede “allora?” e io adotto la tattica dell’opossum per non rispondere e ferire, incapace di edulcorare il responso tragico.
Secondo, chi mi conosce sa che sono un pessimo lettore: indolente, distratto e con ritmi da bradipo.

Nel caso di CTRL+Z, esordio letterario della scrittrice milanese Margherita Giusti Hazon, però la soluzione e l’immunità da tutte le paranoie di cui sopra è giunta tanto facile quanto naturale; sotto forma di un romanzo potente, coinvolgente, che mi ha velocemente trascinato all’epoca (anzi le tre epoche) del racconto,  emozionato e risparmiato il temutissimo “ehm… riparliamone nel 2020”.

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CTRL+Z comincia a Vienna nel 1777 o forse molto prima e arriva nella Milano odierna che in pochi sanno vedere, passando per Parigi nel momento in cui albeggia il cinema, ma estende i propri confini per parlare di cose che più espanse non si può: il tempo e le sue (supposte) regole, l’amore, il coraggio e il dolore.
L’autrice racconta tre vicende di anime innamorate e disperate, forse interconnesse, immaginando con originalità e visionarietà cinematografica i modi in cui la sostanza cambia forma.
Nelle pagine del primo romanzo di Margherita Giusti Hazon ho trovato sensazioni belle e strane, malinconiche quanto basta, che pungono le croci e le delizie dei cuori di molti di noi: quegli amori-puzzle dove alla fine del quadro ti accorgi che manca un pezzo ed è nella tasca di qualcun altro, l’ebbrezza dei momenti perfetti che rischiano di perdersi nelle routine e nel passare degli anni, la realizzazione e la frustrazione come due facce delle emozioni che inseguiamo come l’ossigeno, anche se non lo ammettiamo quasi mai.
E soprattutto, mi è arrivata la sensazione più importante di tutte, quella che chi ha immaginato e condiviso queste palpitazioni le abbia un po’ vissute, ombre comprese, e per questo siano così vivide, realistiche e libere.

Per questi motivi, per trovare speranza anche nello scenario peggiore, per capire che un errore non è per forza uno sbaglio e per scoprire come salvarsi dal fagocitante passare dei giorni (potrebbe c’entrare uno strano violinista che, in ogni epoca, porta suggerimenti tanto criptici quanto preziosi?), CTRL+Z è una lettura consigliata, piena di calore e fantasia, ancor più sorprendente in quanto opera d’esordio.

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