IL COLPEVOLE – Gustav Möller

Schermata 2019-02-22 alle 18.25.42

“Qual è la sua emergenza?”. Così risponde l’Agente di polizia di Asger Holm (Jakob Cedergren), degradato e relegato al centralino dopo una missione malandata.
Cornetta e auricolari gli stanno strette, soprattutto per le bislacche, vacue chiamate che riceve negli interminabili turni alla stazione di Copenhagen.
Una notte però ne arriva una diversa, quella della disperata Iben, madre di due figli che sostiene di essere stata rapita, chiusa nel furgone dell’ex marito e pregiudicato Michael: per Asger il grido d’aiuto della donna diventa più di un lavoro, una lotta contro il tempo per evitare l’epilogo violento.
Non facile, impugnando come sola arma quella telefonica.

Il Colpevole, vincitore del premio del pubblico all’ultimo Sundance, è uno di quei film che approcci speranzoso e che ti ripagano fin oltre le tue rosee aspettative: la curiosità di un thriller-drama interamente raccontato dalla prospettiva (e tra le pareti) di una piccola centrale di polizia ed espanso attraverso una raffica senza tregua di chiamate telefoniche era una sfida che rischiava di diventare pretesto, o una variante poco autorizzata del riuscito esperimento atmosferico ed emotivo di Locke (2013, Steven Knight).
L’esordiente Gustav Möller fa invece jackpot con una sceneggiatura che rasenta il perfetto (scritta insieme a Emil Nygaard Albertsen) e sfrutta fino all’ultima goccia la claustrofobia del soggetto e dell’unica location del film.

Still5_Credit-Jasper-J.-Spanning-650x300

Quello che non si vede, vale a dire tutto, diventa propulsore all’immaginazione: il volto di vittima e carnefice, così come l’azione e il pathos, passano attraverso il filtro dell’eccellente protagonista (Cedergren era anche in Submarino di Thomas Vinterberg), delle sue reazioni e delle sue intuizioni, che in qualche modo guidano e modellano l’originale modalità investigativa. Che si prende anche il lusso di smontare alcuni meccanismi e preconcetti che il genere e la “letteratura” ci hanno lentamente instillato.
E anche prima delle sorprese ben disseminate lungo il percorso, Il Colpevole crea un’inattesa e vivida agitazione, corazzata di ottime idee e di tutto quel gelo umano che solo un dramma scandinavo sa accumulare.

Una lezioncina di cinema implicito e di originalità di linguaggio da non liquidare.

3,5 PIZZE