civiltà perduta poster ita

CIVILTA’ PERDUTA – James Gray

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James Grey (Little Odessa, I Padroni Della Notte) è quello che si potrebbe definire un regista con le palle, mai venduto al film “che tira” e fedele al proprio stile.
Ultimamente, Grey sembra addirittura cercare col lanternino soggetti e progetti impolverati e complicati, vere e proprie scommesse cinematografiche che vanno a stanare generi e linguaggi prossimi all’estinzione.
Così, dopo il rigorosissimo recupero del melodramma in C’era Una Volta A New York (2013), l’autore nato proprio nella Grande Mela si cimenta con il film di avventura ed esplorazione in Civiltà Perduta, adattamento del libro di David Grann che ricostruisce la biografia dell’avventuriero britannico Percy Fawcett.
62610_pplFawcett (Charlie Hunnam), ex militare, diventa ntra i 10s e i 20s esploratore professionista, quando durante una semplice mappatura della giungla boliviana trova casualmente reperti che gli suggeriscono l’esistenza di un’antica e sconosciuta civiltà sudamericana. La mitica “El Dorado”, da lui ribattezzata Città di Z, diventa il suo chiodo fisso, l’unica ragione di vita e la destinazione dei suoi lunghi, insidiosissimi viaggi amazzonici.
A fargli compagnia, nelle prime inconcludenti spedizioni, il fedele Costin (Robert Pattinson). A farne le spese, soli a casa, la moglie Nina (Sienna Miller) e i loro tre figli.
Ma Z è il solo modo che ha Fawcett per estendere i confini del proprio mondo e di quello di tutti, di rivendicare il suo valore di esploratore nei confronti della nobile società britannica, trovando quella città in cui nessun uomo bianco ha mai messo piede.
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Civiltà Perduta, titolo originale The Lost City Of Z, unisce biopic e film avventuriero in un lungo (2 ore e 20 minuti) sunto della vita di Percy Fawcett, una figura di affascinante irrequietezza, che ben parla di come un sogno, una conquista, una scoperta possano assorbire il resto dei pensieri, diventando un totalitario e quasi irrazionale chiodo fisso.
Abbandonando gli agi e gli affetti Fawcett affronta con diligenza la mappatura di zone inesplorate della Bolivia, poi il conflitto mondiale, poi la ricerca forsennata di una civiltà che, se esistente, cambierebbe la storia dei popoli umani.
L’impianto narrativo di Civiltà Perduta è squisitamente classico, lento e metodico come una nonna che prende il the e ti racconta dei suoi malanni, ma proprio come lei risulta alla lunga così appassionato e dedito da tenere sull’attenti.
The-Lost-City-of-Z-Sienna-Miller
Ed è vincente la scelta di Gray di mandare in avanscoperta due bravissimi ed “emancipati” trentenni come Pattinson e Hunnam: soprattutto l’ex “Jax” di Sons Of Anarchy si dimostra sorprendentemente versatile.
Co-protagonista è la rigogliosa, subdola foresta – covo di animali letali, cannibali e cacciatori di teste – che complica gli eventi, intrica i piani e raziona i viveri. Più che una bellissima cornice, la vegetazione prende vita e corpo e sembra incombere capricciosa sui sogni di gloria di Fawcett.
Tanto affascinante quanto demodé (o vintage, se vi suona male), tanto fuori tempo massimo quanto coraggioso, Civiltà Perduta è un film che non ritroverete nel cinema di passato recente e di futuro prossimo, e dunque merita il suo pubblico. Quale sarà? Probabilmente, solo quelli con qualche ruga.
Ed è un peccato, perché Civiltà Perduta, raccontando i costi e i benefici del sogno e della ricerca, sta parlando a tutti.

6,5/10

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